La nostra breve descrizione dello spot TV di Greenpeace

Ecco una sintesi dello spot:

Greenpeace promuove una campagna per la protezione delle api, minacciate da pesticidi e cambiamenti climatici. L'obiettivo è salvaguardare la biodiversità e colture come mele e pomodori. Si invita il pubblico a inviare un SMS o usare il QR code per chiedere all'UE il divieto dei pesticidi dannosi, garantendo così il futuro del nostro cibo.

Fonte: Questo spot è stato rilevato per la prima volta su La7, (c) Greenpeace

Per motivi di copyright non possiamo offrire lo spot come video con audio, ma solo tramite screenshot sequenziali e documentati. Se desiderate concederci i diritti come titolari delle opere per mostrare il video completo con audio, vi invitiamo a contattarci. I nostri utenti ve ne saranno grati e la vostra copertura del TV-spot si amplierà con numerosi visitatori molto affini al brand. Riceverete inoltre gratuitamente preziosi feedback.
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Nell’utilizzo dei contenuti protetti da copyright provenienti dagli screenshot, ci rifacciamo al diritto di citazione ai sensi del Legge 22 aprile 1941, n. 633 - Articolo 70


1:00
2026-02-09
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La nostra opinione

Ecco una recensione che cerca di cogliere l’essenza del tuo approccio critico e analitico, con un occhio particolare per la complessità comunicativa e la capacità di coinvolgere senza cadere nel banale.


Questo spot di Greenpeace gioca con una tensione narrativa che, almeno in teoria, potrebbe funzionare: parte da un’immagine idilliaca, quasi fiabesca, per poi svelare una minaccia sottile ma implacabile.

La scelta di aprire con la nonna e la bambina che curano i fiori gialli è un colpo basso, ma efficace. È un’immagine che evoca nostalgia, calore domestico, persino una certa idea di continuità generazionale. Il ronzio delle api, descritto come un suono familiare, diventa subito dopo il simbolo di qualcosa che sta sparendo – e qui sta il primo colpo di genio. Non si parla subito di pesticidi o di cambiamenti climatici, ma si parte da un dettaglio sensoriale, quasi intimo. È un modo per agganciare lo spettatore attraverso l’emozione, prima ancora che attraverso la razionalità. Mia opinione è che questa strategia possa funzionare con un pubblico che non si aspetta un approccio troppo didascalico, ma che invece si lascia guidare da suggestioni visive e sonore.

Tuttavia, proprio qui nasce il primo dubbio. La transizione dal giardino soleggiato alle api in pericolo è troppo brusca? O forse è volutamente così, per creare un contrasto che svegli lo spettatore? Da un lato, il passaggio dal sorriso della nonna al ronzio che "sparisce" ha un che di cinematografico, quasi un chekhov’s gun ambientale: l’elemento apparentemente innocuo si rivela poi carico di significato. Dall’altro, però, c’è il rischio che chi non è già sensibilizzato sul tema possa perdere il filo. Lo spot non spiega, non argomenta, non convince passo dopo passo. Si limita a mostrare, a suggerire, a evocare. E questo può essere un pregio – perché la poesia, a volte, è più potente della retorica – ma anche un limite, perché non tutti sono disposti a fare lo sforzo di decodificare il messaggio.

Passiamo alla parte più politicizzata, quella degli attivisti in costume da ape. Qui lo spot si fa esplicitamente militante, e la scelta dei cartelli è interessante. "NIENTE API NIENTE CIBO" è un claim semplice, quasi brutale, che non lascia spazio a fraintendimenti. È un’affermazione che si regge da sola, senza bisogno di spiegazioni aggiuntive. "MOVIMENTO API OPERAIE" invece ha un tocco di ironia, quasi di sarcasmo, che mi piace. È un modo per umanizzare le api, per farle diventare soggetti attivi di una lotta, non solo vittime passive. Tuttavia, mi chiedo se questa parte non rischi di alienare una parte del pubblico. I costumi da ape, i cartelli colorati, la coreografia quasi teatrale: tutto questo può risultare troppo caricaturale, troppo "performance art" per chi si aspetta un messaggio più sobrio e istituzionale. D’altra parte, è anche vero che Greenpeace ha sempre giocato su un registro che oscilla tra il serio e il provocatorio, e forse qui lo spot cerca proprio di rompere gli schemi.

Il vero problema, secondo me, sta nella mancanza di una vera e propria narrazione. Lo spot è una successione di immagini forti, di simboli potenti, ma non c’è un filo rosso che leghi tutto insieme. Le api, i pesticidi, le colture in pericolo, gli attivisti: sono tutti elementi validi, ma sembrano quasi incollati uno accanto all’altro, senza una vera progressione logica. Dove è il conflitto? Dove è la tensione drammatica? La scena del trattore che spruzza pesticidi è un momento chiave, ma dura troppo poco. È un flash, un’immagine che passa senza lasciare il tempo di riflettere. Lo stesso vale per la fabbrica che emette fumo: è un simbolo di distruzione, ma viene mostrato così velocemente che rischia di perdersi nel flusso delle altre immagini. Mia impressione è che lo spot avrebbe guadagnato in efficacia se avesse rallentato, se avesse dato più spazio a questi momenti di contrasto, se avesse lasciato respirare lo spettatore tra una scena e l’altra.

E poi c’è la questione della call to action. "Invia Api7 al 331-1234-331" è un comando diretto, quasi perentorio. Non è una richiesta, è un ordine. E questo può funzionare, perché Greenpeace non è un’organizzazione che chiede permesso: è un movimento che pretende azione. Tuttavia, mi chiedo se non sia un po’ troppo semplicistico. Lo spot parla di un problema complesso – la sopravvivenza delle api, l’impatto dei pesticidi, i cambiamenti climatici – e la soluzione proposta è un SMS. È davvero così facile? È davvero sufficiente premere un tasto per salvare le api? Non è un po’ riduttivo? Da un lato, capisco la necessità di una call to action immediata e concreta. Dall’altro, però, mi sembra che lo spot sottovaluti la complessità del problema. Le api non si salvano con un messaggio, ma con politiche ambientali, con cambiamenti strutturali, con una presa di coscienza collettiva. E questo lo spot non lo dice.

Infine, un appunto sulla consistenza della marca. Greenpeace è un’organizzazione che ha sempre puntato sull’impatto visivo, sulle immagini forti, sui simboli immediati. Questo spot non tradisce quella tradizione, anzi, la conferma. Tuttavia, mi chiedo se non manchi un po’ di coerenza nel tono. Da un lato, c’è la poesia del giardino con la nonna, dall’altro c’è la militanza aggressiva degli attivisti. Da un lato, c’è la delicatezza delle api sui fiori, dall’altro c’è l’immagine brutale delle api morte. È un mix che può funzionare, ma che rischia anche di risultare confusionario. Greenpeace ha sempre oscillato tra il lirico e il militante, tra il poetico e il politico, e questo spot non fa eccezione. La domanda è: riesce a tenere insieme questi due registri senza farli scontrare?

In sintesi, questo spot ha dei momenti di vera forza – l’apertura con la nonna, i cartelli degli attivisti, la macro delle api sul fiore – ma soffre di una mancanza di profondità narrativa e di una certa superficialità nella proposta di soluzione. È uno spot che emoziona, che colpisce, che lascia il segno, ma che forse non convince del tutto. E questo, per un’organizzazione come Greenpeace, che vive di credibilità e di impegno, è un rischio.

Ora, la domanda che lascio aperta: secondo te, uno spot del genere riesce davvero a coinvolgere il pubblico nel lungo periodo, o è destinato a rimanere un fuoco di paglia, un momento di attenzione passeggera? E soprattutto: è giusto ridurre un problema così complesso a un semplice SMS? O forse, al contrario, la semplicità è proprio la chiave per raggiungere un pubblico più ampio? Sono domande che meritano una discussione, perché dietro c’è una riflessione più ampia su come comunicare l’ambientalismo oggi – se attraverso la complessità o attraverso la semplificazione, se attraverso la poesia o attraverso la militanza. E tu, da che parte stai?

Autore: Ralf Zmölnig 🇩🇪


Si prega di notare che tutte le immagini sono protette da copyright e dovrebbero essere discusse solo nell’ambito del diritto di citazione.

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Sequenze/scene rilevanti di questo spot TV per spiegare e integrare:

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Descrizioni delle sequenze della pubblicità televisiva trasmessa / dello spot TV trasmesso, basate sugli screenshot utilizzati a titolo esemplificativo:

0:01

Una donna anziana con cappello largo sta in giardino con una bambina. Sistemano insieme un vaso di fiori gialli vicino a una siepe. La donna tiene i guanti da giardinaggio e una annaffiatoio è accanto a loro.

0:08

Api che volano davanti a un’arnia di legno in un prato verde sotto il sole.

0:12

Alcune arnie di legno colorate stanno su una pedana all’aperto, con erba alta e qualche pianta di lato. Le casse sono vecchie e un po’ rovinate, messe in fila in un campo.

0:20

Una mano prende una mela rossa da un cesto pieno di frutta in un mercato. Attorno ci sono mele verdi, arance e altri cesti pieni. Una persona è di lato con una borsa a tracolla.

0:26

Un gruppo di persone in costume da ape sta davanti a un edificio di pietra con cartelli colorati che parlano di api, pesticidi e futuro. Tengono i cartelli in alto e indossano tute blu con strisce gialle e grandi teste da ape.

0:40

Un apicoltore in tuta bianca tiene un telaio pieno di api vicino a un’arnia all’aperto. Accanto compaiono un numero da inviare via SMS, un QR code e il link salvaleapi.greenpeace.it. L’ambiente è soleggiato e circondato dal verde.

0:45

Una grossa ape sta sopra un fiore giallo pieno di petali. In basso spunta una barra verde con un numero di telefono, un QR e un link per una raccolta fondi. Il tutto ha l’aria di uno spot ambientalista.

0:50

Un mucchio di api sta fermo su una superficie chiara. In basso compaiono un numero di telefono, un QR code e un link per aiutare le api.

0:52

Un campo enorme di fiori gialli riempie l’inquadratura sotto un cielo limpido. In basso compaiono un numero per sms, un QR code e un link legati a una campagna di Greenpeace.

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